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Italo Turri Monzon
Nazionalità:
Italia
Categoria: Pittura
Note biografiche: Italo Turri è nato ad Anagni il 13 Febbraio 1926 in via del Trivio, uno dei più caratteristici vicoli del centro storico. E’ il terzogenito di Vincenzo Turri, calzolaio, e Caterina Baldassarri. Pur coltivando da sempre la passione per la pittura, se ne occupa a tempo pieno solo dal 1955 quando, dopo la fine del matrimonio, torna nella casa paterna di via del Trivio. Disegna esclusivamente su materiali da scarto, sui quali realizza i suoi “cartoni” che quasi sempre regala.
La sua produzione è molto vasta, così come la sua vena creativa, anche se per un riconoscimento ufficiale bisognerà attendere il 1993, quando il comune di Anagni e l’associazione Pro Loco organizza una mostra dei suoi lavori nella galleria comunale, dal 30 Maggio al 10 Giugno vengono esposte al pubblico 36 opere di Italo Turri e in quella occasione il critico d’Arte Lorenzo Ostuni conia per lui la definizione “ Il lunatico dell’innocenza”.
Per l’immagine di Italo Turri si apre una nuova era: le sue opere ricevono attenzioni e apprezzamenti da più parti (un plauso arriva anche da Vittorio Sgarbi), la sua vita “on the road” viene rivalutata.
Muore ad Anagni il 9 Aprile 1995 all’età di 69 anni.
"Sui miseri, laceri, consunti cartoni, Italo Turri è riuscito a ricostruire un intero piccolo mondo di sensazioni, di sentimenti, di stati d’animo, forse anche di sogni non realizzati e di speranze perdute. Questo mondo, oggi, è più vivo che mai. Questo è stato Italo Turri, semplice come uomo, unico come artista, al quale tutti hanno voluto proporre forzosi accostamenti.
Hanno definito Italo Turri “Monzon”, forse per il suo strenuo e tormentoso “combattere” contro la vita e contro gli uomini che non gli furono troppo amici. Io lo definisco “ Don Chisciotte”, alla stregua del fantasioso e trasognato cavaliere che, da solo, voleva combattere contro tutti e sfidare il mondo. Ma invece che contro i fatidici mulini a vento, Italo Turri ha combattuto contro il disinteresse e la noncuranza delle persone. Le sue armi, anziché quelle del tipico cavaliere per metà medioevale e per metà “hidalgo”, sono stati i suoi dipinti, con i quali ha “fermato” momenti essenziali della sua vita ed affermato il valore del suo genio".
Nello Proia
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