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La scultura di Poncho
Ariaz
Solennità ancestrale
L’opera scultorea (in
bronzo, marmo, cemento bianco, ceramica, resina) di Poncho
Ariaz offre al nostro sguardo la massa armoniosa della nudità
primigenia: una totalizzante armonia esalta la forma, che
non imita la realtà ma la trasfigura nella serena
tensione monumentale come assuefatta dal corpo d’arte
che ne viene animato e redento.
Nelle opere dello scultore contemporaneamente si realizza
una delicatissima, sospesa ritmazione di equilibri, nell’alternare
altezza e dimensione dei corpi d’arte nella parità
delle distanze, evitando così ogni meccanicità
della simmetria e animando la visione con un percorso pausato
(La danzatrice, opera in bronzo), con ritmo quasi respirato.
Nella raggiunta semplice apparenza, Poncho Ariaz rivela
tutta la profondità e sorveglianza della struttura
o architettura compositiva (La playa, opera in bronzo),
mentre l’unità delle parti statuarie isola
le forme in un’immobilità di perenne contemplazione,
continuamente rinascente nel respiro sorgivo della vita.
Nelle opere scultoree, l’allegoria e l’iconografia
si fanno notare e seguire, e possono prevalere nell’interesse
dello spettatore, solo se non si osserva la forma in cui
la materia figurale è interamente calata e risolta
(Sirena, opera in bronzo).
Le statue sono composte con rigore nelle parti a prospettiva
aerea, hanno in ogni forma una tendenza alla gestualità
generativa del pianeta, in un clima favoloso intriso di
gusto terrestre, sempre di una visione potentemente originale
e sorgiva, con una progressione guidata dell’opera
che fa cogliere, organicamente e totalmente ogni elemento
che anima la rappresentazione statuaria (La Maja andina,
opera in bronzo).
Le forme singole sono marcate da una purezza geometrica
che, accompagnandosi al ritmo, unifica ogni parte, la quale
spontaneamente si lega e confluisce nelle successive con
una continua trasfigurazione che è anche un consenso
di altissima coerenza figurativa.
La vita nei suoi infiniti volti, nelle sue segrete connessioni,
nelle sue potenziali trasformazioni e nei suoi trapassi,
in tutto il suo slancio che pervade ogni creazione scultorea
di Ariaz, è esaltata in un clima liricamente contenuto
nella sublimazione stilistica che personalizza e intona
ogni tratto dell’opera intesa e voluta come serena
lettura planetaria, dove mobilità e sosta si alternano
con una pulsazione meravigliosa, e tutto è di eguale
intensità, dall’insieme corale al più
riposto dettaglio.
La scultura di Poncho Ariaz è un’ineluttabile
rispondenza tra l’esterno riferimento e la conseguente
suggestione interiore. Assurge a celebrante della solennità
ancestrale, e assume la facoltà rivelatrice nella
figura umana rappresentata di una narrazione illimitata.
Una sorta di nostalgica commedia umana che si concretizza
in purismo scenico, aperto su una inestinguibile trasfigurazione
della vita. Le opere iniziano con pienezza di vita, impeto
fantastico, e con serene allegorie del naturale, e continuano
con le note elegiache di un artista cavaliere del mondo
che sente vivissimi in sé gli ideali del pianeta
originale.
Livio Garbuglia
La pittura di Poncho
Ariaz
Una narrazione metaforica
Nell’opera pittorica
di Poncho Ariaz irreale e reale si accostano in una sorta
di narrazione metaforica. L’artista gioca con il vero
che padroneggia su un terreno metastorico. Nelle opere il
gusto è fastoso e agitato, lo spettacolo imponente
nelle radianti atmosfere del colore, con esteriorità
visuali e bravure di manovra compositiva, l’impostazione
scenica imponente, ma con tratti di intimità e di
penetrazione psicologica che si esplicano in una pittura
sempre opulenta e preziosa nei colori ma di una sottile
e contenuta stesura. La semplificazione della figura, campeggia
senza distrazioni a volte contro fondi uniti, le colorazioni
vivide e discretamente contrastate, tali da moltiplicare
le tonalità sempre vivamente accentate in cascate
di una scala cromatica quasi crepitante. La stesura cromatica
tende a geometrizzarsi rispondendo con coerenza al rigore
volumetrico nell’economia dell’astratto alla
lettura, di queste apparizioni di dominante ricorrenza,
immagini di un mondo epico-metastorico, nei cerimoniali,
nei riti della rappresentazione di una commedia umana trionfante,
ironica, dal forte senso dell’umano. Non c’è
dubbio che il clima fantastico, ricco di miti e di trazioni
passionali e immaginative, spinte sino al visionario e al
sognante, dànno al pittore Ponchio Ariaz le condizioni
per una pittura mirabilmente libera, dove persino il tema
si spiega con la ricchezza di spunti favolosi e inediti.
La trasformazione del reale in una visione integralmente
autonoma non si compie solo nell’iconografia anticonvenzionale,
ma prima di tutto in termini di espressione formale: le
figure sono marcate da una fisicità all’ordine
del rapporto purezza-senso dell’umano che, accompagnandosi
al ritmo, unifica ogni parte, la quale spontaneamente si
lega e confluisce nella forma riassuntiva con una continua
trasfigurazione che è anche un consenso interno di
altissima coerenza figurativa.
Livio Garbuglia
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